Profili falsi, pagine civetta e compravendita di post: così si propaganda il Sì su Facebook

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Si è fatto un gran parlare, da una settimana a questa parte, del caso di Beatrice Di Maio, profilo Twitter denunciato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti per alcuni suoi cinguettii e dietro cui – secondo una teoria che da subito è parsa fantasiosa – si sarebbe celata una fantomatica rete di account legata al Movimento 5 Stelle e volta ad infangare il Partito Democratico, salvo scoprire, quest’oggi, che ‘Bea’ rispondeva al nome di Tommasa Giovannoni Ottaviani detta Titti, moglie di Renato Brunetta.

Ma torniamo alla rete di account. Perché, se qualcosa sui social non torna, questa è una certa propaganda a sostegno del Sì al referendum, condotta in maniera non estremamente limpida. Partiamo dall’inizio: in rete circola lo screen di una conversazione tra un presunto responsabile di un’agenzia di marketing e il gestore di una pagina Facebook.

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Si legge: “Salve, faccio parte di una società di marketing. Avremmo bisogno di far girare delle immagini tramite questa pagina. Immagini, non link esterni. Ovviamente, con retribuzione dipendente dalla portata dei post. Che dici?”. “Si può fare” – risponde l’admin – “spiegati meglio”. Di qui la replica: “Le immagini (alla creazione delle quali provvederemo noi, magari con il vostro aiuto per incontrare al meglio il gusto dei follower) sono principalmente su tre temi: taglio dei costi della politica, riduzione dei senatori ed eliminazione del bicameralismo“. Chissà cosa promuoveranno mai.

Ora, potrebbe anche trattarsi di un discorso campato in aria, non fosse che – e la cosa non è di certo sfuggita a molti utenti che hanno visto i propri news feed invasi – un ingente quantitativo di pagine, che vantano centinaia di migliaia di mi piace e che mai si erano occupate di politica prima d’ora, hanno iniziato a pubblicare contenuti (quasi sempre gli stessi) mirati a propagandare il Sì e a denigrare, in perfetta sintonia con quella che è l’ormai nota linea renziana, i sostenitori del No. Tra i casi più evidenti, quelli di 800.000 iscritti per Homer Simpson presidente del Consiglio, Foto scattate al momento giusto, Voglio Solo AmoreTalent Scout Il vomitorio.

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E non è tutto: parallelamente a queste pagine già esistenti, ne sono spuntate altre, nuove di zecca e, inutile dirlo, tutte a sostegno della riforma costituzionale. Si va da Tutto quello che avreste voluto sapere sul Referendum Costituzionale 2016, che fa leva sui malati di cancro e addita Grillo e Di Maio come i responsabili di un fantomatico aumento dei mutui, a Movimento 5 Balle, che tarocca i manifesti grillini, passando per Lo Sfogatoio dei precari e Brutte facce che dicono NO, che più semplicemente invita a votare Sì perché Meloni, Brunetta, Grillo, Travaglio, Salvini e D’Alema sarebbero brutti. Argomentazioni di altissimo livello. Da notare, tra le foto dei brutti, quella di Tommaso Padoa Schioppa, morto nel 2010. Quando si dice il tatto. Questi post vengono sistematicamente sponsorizzati, cioè pubblicizzati a pagamento affinché compaiano anche sulle bacheche di coloro i quali non hanno lasciato il proprio mi piace alla pagina.

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C’è di più: i post di cui sopra risultano costantemente commentati con apprezzamenti alla riforma e critiche agli esponenti del No da profili solo apparentemente reali: creati quasi tutti tra ottobre e novembre di quest’anno, presentano foto e nomi, sì, credibili, ma che si rivelano completamente falsi a fronte di una breve ricerca tramite immagine su Google. Qualche esempio: le foto di Sara, che si definisce una collaboratrice di PanoramaVanity FairFocus, ma delle cui collaborazioni non risulta traccia, raffigurano l’attrice Giorgia Surina, provengono dall’Islanda o, più genericamente, dal web; quelle di Ciro, presunto barista di Mondello, appartengono a Nuccio, paninaro di Acate; gli scatti di Jessica di Catania sono in realtà di Federica di Ferrara; quelli di Bianca ritraggono una cameriera intenta a servire birre all’OktoberFest. E potremmo continuare a lungo.

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Ora, appare evidente che dietro a tutto ciò si celi – questa volta sì – una mano certamente non inesperta, di cui sarebbe interessante conoscere il committente. Perché, al netto della liceità – tutta da dimostrare – di determinati comportamenti, ci troviamo di fronte ad uno dei punti più bassi di ogni campagna elettorale e referendaria dal dopoguerra ad oggi e che la dice lunga su almeno una parte (e che parte) del fronte del Sì.

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